SEXBY - UCCIDERE NON E' ASSASSINARE - ed. 2010

Sexby_2010 ed: coverSexby_2010 ed: cover

SEXBY - UCCIDERE NON E' ASSASSINARE - edizione 2010

Il pamphlet di Edward Sexby è uno dei testi più famosi che abbia prodotto la Rivoluzione inglese, tra il 1640 e il 1660.  È, con gli scritti di Machiavelli, La Boétie e qualche altro, un classico della critica del potere.  La sua originalità sta innanzitutto nel fatto che è esplicitamente rivolto, al contrario dei precedenti, contro un tiranno individuato con nome e cognome, ed invita energicamente a ucciderlo al più presto con qualsiasi mezzo.  E, in secondo luogo, nel fatto che questo tiranno è il prototipo degli illegittimi capi di Stato moderni, il “ricuperatore” che ha fondato il proprio potere schiacciando una rivoluzione sociale, di cui in precedenza aveva assunto la direzione.  In questo senso, la breve dominazione di Cromwell prefigura insieme quelli di Robespierre o di Lenin e quelli dei loro epigoni sempre pericolanti, Bonaparte come Stalin e i suoi figli.
            Killing no murder, stampato nel 1657 nei Paesi Bassi, sposa le più salde analisi di Machiavelli (d’altronde attribuite abilmente e non infondatamente al nemico da abbattere, come uniche guide della sua condotta) con quel gergo biblico che caratterizzò la rivoluzione borghese d’Inghilterra, come più tardi lo stile dei “romani risuscitati” sarà la sigla della grande Rivoluzione francese.  Il tono di questo pamphlet è all’origine di tutta una corrente della letteratura inglese, l’unica di cui non si riscontrino equivalenti stranieri, quella che va da Swift a Junius e sicuramente (ricondotta ad un esercizio di umorismo estetico), al Thomas de Quincey dell’Assassinio considerato come una delle belle arti (del 1827).
            Si può sicuramente affermare che un libro che tratti del rapporto naturale tra cittadino e tiranno ha di molto perduto in attualità coi recenti progressi della società mondiale, a causa della scomparsa pressoché totale del cittadino.  Ma è anche lecito pensare che questa perdita sia  più che compensata dalla proliferazione cancerosa della tirannia: questa tirannia di oggi, tanto insolentemente sovrasviluppata che assai spesso può perfino farsi riconoscere il titolo di Protettrice della libertà; così minuziosamente impersonale da incarnarsi agevolmente nella persona di un solo divo del potere.

            Nativo del Suffolk, Edward Sexby proveniva probabilmente dal ceto superiore degli artigiani o dei liberi contadini, perché fin dai primi giorni della guerra civile aveva servito nella cavalleria di Cromwell e forse aveva frequentato una delle due grammar schools esistenti nel Suffolk.  Clarendon, che lo conobbe in esilio, ne dà una descrizione sconcertante: “Per essere un illetterato, si esprimeva molto bene e propriamente e usava con grande correttezza le parole il cui vero significato non era in grado di capire”.  Che cosa fosse per Clarendon un illetterato rimane un rebus: presumibilmente egli considerava “illetterato” chiunque non possedesse una conoscenza erudita dei classici greci e latini.
            Come dimostra questo pamphlet, quando Sexby considera Cromwell non più il leader amato ma il tiranno maturo per l’assassinio, è uno scrittore pregevole, perfino uno stilista, la cui prosa ritmata si distingue per equilibrio e rigore epigrammatico.  La sua figura brillante ma instabile spicca fra le più notevoli del movimento dei Livellatori.
            Ciò che stupisce in un uomo delle sue capacità è che, dopo quattro o cinque anni di servizio, Sexby fosse ancora soldato semplice.  Finalmente promosso tenente colonnello, si servì della sua posizione di ufficiale del controspionaggio in missione in Francia per predicare agli ugonotti le teorie livellatrici.  Venne infatti mandato a Bordeaux a capo di una delegazione di cinque membri, su ordine personale di Cromwell.  Trascorse in Francia ventitrè mesi mandando rapporti bisettimanali sia da La Rochelle che da Bordeaux.  Le sue istruzioni erano di “rendere conto delle condizioni di quel paese (la Francia) e degli umori del suo popolo”.
            Si congedò, ma più tardi riprese il suo posto nell’esercito e per diversi anni godette del favore personale di Cromwell: soldato semplice nel 1648, era già tenente colonnello nel 1651.  Nominato governatore di Portland, aveva reclutato un reggimento di fanteria che comandò per qualche tempo in Scozia.  Nel giugno 1651 venne destituito per avere fatto pressione su alcuni soldati affinché si arruolassero di nuovo nel suo reggimento ma, avendo agito “per il bene pubblico”, sia pure con zelo eccessivo, il reato commesso non lo escluse da un impiego di carattere ufficiale.
            Sexby servì dunque come ufficiale nell’esercito che il Parlamento d’Inghilterra approntò per la guerra civile contro il re.  Allorché il popolo, l’esercito rivoluzionario e il comando esaminarono quale sarebbe stato il risultato sociale della loro vittoria, Sexby si pose al fianco dei Livellatori, che mettevano in discussione il diritto di proprietà vigente, esigendo per ogni inglese il diritto all’autodeterminazione.  Sempre si assunse in prima persona il ruolo di uomo scomodo.  Al “Dibattito dell’Esercito”, tenutosi in una chiesa di Putney nell’ottobre-novembre del 1647, in qualità di delegato di un reggimento, fu tra coloro che si opposero più violentemente a Cromwell: “C’è moltissima gente senza patrimonio che, onestamente, ha altrettanto diritto di disporre di tale possibilità di scelta quanto tutti quelli che hanno grandi proprietà.  Francamente, Signore, a voi che volete rimandare a più tardi questo problema ed affrontarne un altro, io mi permetto di dire – e faccio appello a tutti – che nessun’altra questione può essere regolata prima di questa: poiché su questa base noi prendemmo le armi e su questa base noi le terremo.  Veniamo a queste lacerazioni, a queste divisioni che così facendo provocherò: sì, come individuo isolato, se questo fosse il caso, potrei stendermi per terra e farmi calpestare; ma la verità è che io rappresento un reggimento…”  E non esitò a rinfacciare personalmente a Cromwell l’ambiguità della sua condotta politica: il suo “credito” e la sua “reputazione” erano “fortemente scossi” perché nei rapporti sia col re che col Parlamento aveva cercato di accontentare tutti e non aveva soddisfatto nessuno.  Sexby dichiara di parlare a nome del suo reggimento ed è il più esplicito di tutti: “Ci siamo impegnati in questo paese e abbiamo rischiato la vita per recuperare i nostri diritti innati e i nostri privilegi di inglesi; mentre, secondo gli argomenti sostenuti ora, non ne avremmo alcuno.  Siamo molte migliaia di soldati ad avere rischiato la vita.  Abbiamo ricevuto ben pochi possedimenti nel paese, quanto a terre.  Pure, abbiamo avuto un diritto di nascita.  Ma sembra ora che, se un uomo non ha una proprietà fissa in questo paese, non ha alcun diritto.  Mi meraviglia che ci siamo tanto ingannati.  Se non avevamo alcun diritto, non siamo stati che dei mercenari”.  E prosegue: “Confesso che molti di noi hanno combattuto per scopi che, ce ne siamo accorti dopo, non erano quelli per cui fummo chiamati ad affrontare tante difficoltà e stenti e a rischiare ogni cosa.  Avreste fatto bene ad avvertircene e credo che in tal caso avreste avuto meno uomini ai vostri ordini”.  Sexby venne redarguito due volte da Cromwell per l’arroganza delle sue parole.
            Dopo la sconfitta finale dei Livellatori, sopravvenuta due anni dopo, egli passò in Francia, come agente della Repubblica inglese, per contribuire ai disordini della Fronda e tentare di radicalizzarli.  Ispiratore della frazione repubblicana estremista dell’Ormée a Bordeaux nel 1652-53, abusò sicuramente del suo mandato facendo adottare agli ormisti la piattaforma dei Livellatori.  Sconfitta la Fronda e divenuto Cromwell Lord Protettore di una Repubblica della grande borghesia mercantile, Sexby riprese dall’esilio la lotta contro di lui.  In Olanda nel maggio1657, implicato nel complotto di Sindercombe, pubblicò questo pamphlet.  Rientrato clandestinamente in Inghilterra nel giugno dell’anno successivo per unire la pratica alla teoria, venne arrestato dall’efficiente polizia di Cromwell, che requisì parte della tiratura del suo libello.  Imprigionato nella Torre di Londra, vi morì nel 1657, in circostanze rimaste oscure, facendo in tempo a confessare dinanzi a tre testimoni di essere l’autore di queste pagine.  Le autorità sostennero allora che fosse morto pazzo.  Cromwell non morì che l’anno dopo, due anni prima che la sua Repubblica e della sua seconda morte: si disse che, dopo la lettura di questo libretto, non lo si vide più sorridere.  (“Egli ha bisogno di altre guardie che lo difendano contro le sue… perché ha oppresso e abbandonato il povero, perché ha preso con la violenza una casa che non aveva costruito”).
            William Allen, le cui iniziali sottoscrivono la prima pagina (“A Sua Altezza”) e contribuiscono all’incognita del  vero autore del pamphlet, scrisse un breve epilogo all’edizione di Killing no murder, pubblicata dopo la morte sia di Cromwell che di Sexby.  Pur accettando le tesi del tirannicidio, egli aggiunse l’importante riserva che non si dovrebbe uccidere un  tiranno per installarne un altro, alludendo, presumibilmente, a Carlo II.
            Certo, Sexby commise incredibili errori di giudizio, ma conservò l’onore.  Egli combatté, e sempre tra i più estremisti, nelle rivoluzioni di due reami.  Fu tra coloro che, ad ogni svolta della storia, osarono denunciare il cambiamento delle cose che avevano mantenuto lo stesso nome.  Ricorrendo, secondo i periodi mutevoli, a differenti mezzi, egli restò fino alla fine fedele alla “buona vecchia causa” per la quale aveva preso le armi.
 Questo fu Edward Sexby e questo, tramandato nella forma dovuta da esecutori futuri, è il suo testamento.