LUDWIG QUIDDE - Caligola

- pubblicato in Brescia, Dicembre 2011- QuiddeQuidde

INTRODUZIONE

Questo è un vero e proprio atto di guerra.  Guglielmo II era già sufficientemente ridicolo e odioso, ma non era inutile mostrarlo allora alla pubblica opinione neutrale, presso cui l’imperatore era osannato da parte di un possente servizio di propaganda.
Considerata la più famosa satira contro Guglielmo II, il sensazionale saggio di Ludwig Quidde, Caligula: Eine Studie über römischen Cäsarenwahnsinn, all’inizio sfuggì alla censura.  Era un elegante atto di lèse majesté che, secondo uno storico, “colpì la Germania imperiale come una bomba”.  All’apparenza solo uno studio storico sul depravato imperatore romano, era in effetti un’appena velata, ma devastante satira della bizzarra personalità e della megalomania bizantina di Guglielmo II.  Pubblicato a fine marzo 1894, fu accolto con scarsa pubblicità finché la stampa ultraconservatrice sobbalzò due mesi dopo, pretendendo che Quidde fosse severamente punito.  L’articolo giornalistico, che evidenziava chiaramente il parallelismo tra Caligola e Guglielmo II, a cui Quidde aveva solo accennato, suscitò un’immediata reazione nazionale e la satira di Quidde divenne ben presto argomento non solo della stampa tedesca, ma internazionale.  Tutti all’improvviso volevano leggere Caligula: in un anno se ne fecero più di trenta riedizioni per centinaia di migliaia di copie ed ebbe probabilmente più di un milione di lettori, facendone il libello politico più famoso dell’epoca imperiale.
Al contrario delle aspettative  di Quidde (e di chiunque altro), comunque, le autorità bavaresi non lo perseguirono per il Caligula.  Ciò per diverse ragioni: i funzionari non erano certi di potere ottenere una condanna, non solo perché un eventuale processo avrebbe avuto una giuria popolare (sempre infida per il potere), ma anche perché nel caso di Quidde sarebbe stato difficile dimostrare che il testo era un’offesa a Guglielmo II (che Quidde non nominava).  Inoltre, per lo Stato, incriminare Quidde per lesa maestà sarebbe equivalso ad ammettere che il comportamento patologico di Caligola avesse davvero qualche rassomiglianza con quello del Kaiser.
Pur sfuggendo all’inizio alla condanna del libro, il suo autore divenne immediatamente un uomo sotto tiro: “Da quel momento, l’autorità s’interessò con particolare premura alle mie attività pubbliche e due anni dopo indirettamente dovetti espiare per il Caligula tre mesi di reclusione in fortezza”.  La vendetta contro Quidde si scatenò nel gennaio 1896, allorché ad un pubblico convegno del Partito Socialdemocratico egli sbadatamente pronunciò delle battute beffarde contro l’imperatore e venne immediatamente accusato di lesa maestà e condannato a tre mesi di carcere.  Poiché questo reato non era stato commesso a mezzo stampa, non era necessaria una giuria popolare.  Quidde sapeva che questa era

la vendetta per il Caligula.  Le parole del pubblico ministero furono molto chiare.  Egli iniziò la sua requisitoria al processo osservando come io avessi pervicacemente eluso gli strali della giustizia, dapprima con Caligula e poi spesso con grande impudenza, ma che fortunatamente ora ero stato colto sul fatto e non sarei riuscito a sfuggire ancora.  Il verdetto del tribunale, anche riferito al Caligula, dimostrava che stavolta ero pienamente colpevole di lesa maestà.

Come Quidde, anche lo scrittore bavarese Oskar Panizza era sfuggito alla punizione per i suoi taglienti attacchi all’imperatore, ma solo temporaneamente.  Dopo avere scontato una pesante condanna per blasfemia, Panizza rinunciò alla cittadinanza tedesca nel 1896 ed emigrò dapprima in Svizzera e poi in Francia, continuando a scrivere aspri attacchi letterari contro il clima sociale e politico della sua patria tedesca, soprattutto col suo Imperjalja
Ludwig Quidde (casi e coincidenze della storia!) fu uno dei primi acquirenti (in libreria) del Concilio d’amore di Panizza, il che gli valse un’altra denuncia.

Ludwig Quidde fu uno storico e uomo politico tedesco (1858-1941).  Studioso della storia costituzionale, collaborò ai Deutsche Reichstagsakte e ne divenne direttore (1889-1935).  Nel 1889 fondò la Deutsche Zeitschrift für Geschichtswissenschaft (DZG), rivista di studi storico-politici.  Nel 1892 si trasferì per due anni in Italia, come membro dell’Istituto di storia prussiana di Roma.  Nel 1895 collaborò all’organizzazione del Partito popolare tedesco, con ideologia antiprussiana e pacifista.  Impegnato nella politica attiva come democratico pacifista, fu deputato alla Dieta bavarese (1907-1918) e al Parlamento della nascente Repubblica di Weimar (1919-1920).  Presidente dal 1914 al 1929 della Società tedesca per la pace, nel 1927 fu insignito del premio Nobel per la pace.  Oppositore del nazismo, nel 1933 si stabilì a Ginevra.