FREDY PERLMAN - L' eterna seduzione del nazionalismo

FREDY PERLMAN L'eterna seduzione del nazionalismo 2006 pagg. 98 PRESENTAZIONE di François Bochet Perlman L’unico “ismo” a cui mi sento di appartenere è quello del “violoncellismo” Fredy Perlman. Fredy Perlman (1934-1985) fu un uomo dallo spirito molto aperto, attento a non farsi rinchiudere in alcun sistema. Sviluppò una propria riflessione continuando a mantenere libertà e spirito critico, applicandosi devotamente alla conoscenza, all’esposizione e all’integrazione del pensiero altrui, cercando di non cadere nell’eclettismo. Respinse ogni etichetta: situazionista, anarchico, marxista, finanche quella di anarco-primitivista. Grande cultore di musica da camera, non voleva essere definito altro che violoncellista. Numerosi furono gli autori che l’influenzarono. Era stato allievo del sociologo Wright Mills (sul quale scrisse uno studio critico, The Incoherence of the Intellectual: C. Wright Mills’ Struggle to Unite Knowledge and Action, Detroit 1970 e in cui rimprovera a Mills in particolare di non avere saputo rompere col sistema e di avere creduto nella rivoluzione cubana. Perlman infatti amava coloro che rimanevano coerenti fino in fondo con le loro idee e per questo lo amiamo noi); attribuiva inoltre una grande importanza all’opera insigne di Arnold Toynbee A Study of History che studiò da giovane e, senza condividerne la concezione cristiana della storia, apprezzava la attenzione puntata sulle civiltà non europee. Di quello stesso autore lesse poi con entusiasmo Mankind and Mother Earth, che lo colpì profondamente per il suo contenuto e per il fatto che Toynbee, con grande onestà, non esitava, dinanzi alla gravità del disastro provocato dall’uomo sulla terra, a rimettere in discussione la sua visione cristiana della storia e a criticare il progresso per sostenere una sorta di neo-taoismo e riconoscere il fallimento causato da certe scelte dell’umanità (soprattutto il cieco abbandono alla tecnica e il distacco dalla natura).