Presentazione

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CHERSIlibri

Questa casa editrice è rivolta a tutti coloro che cercano, nel linguaggio dei libri, qualcosa di nuovo rispetto al problema della libertà e della riflessione critica.

Gli autori proposti esplorano punti di vista alternativi nel pensiero. Estendono l'area del dissenso verso tutte le forme sociali, che annullano le particolarità espressive e che impediscono la libera comunicazione.


Robert Reitzel

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ROBERT REITZEL
LE AVVENTURE DI UN POVERO DIAVOLO
racconto autobiografico
titolo originale: Abenteuer eines grünen (da Der arme Teufel 1886-1888)
traduzione di Andrea Chersi
 
Robert Reitzel (Weitenau 1849 - Detroit 1898) fu ben conosciuto tra i tedeschi d’America del secolo scorso come un affascinante oratore pubblico e l’editore del settimanale letterario anarchico Der arme Teufel (Il povero diavolo).


OSKAR PANIZZA, Il Maiale

Il maiale: Il MaialeIl maiale: Il Maiale
 
 
Non ci tragga in inganno il titolo: qui si fa storia e cultura in una dotta cavalcata che scorre dal Rig-Veda all’Edda, da Ovidio al Tristano e Isotta, dai riti nordici del Natale alle fiabe dei fratelli Grimm, dal folclore norreno alle bibliche proibizioni alimentari dei giudei in Egitto.
 
In questa scorribanda orgiastica, Oskar Panizza ci guida in un mondo, di cui il prodigioso maiale occupa una posizione centrale e celeste, in quanto forza vitale che regge l’intero universo, insediandosi in un ruolo divino come inizio e termine di tutte le cose.


KURT SCHWITTERS: LA LOTTERIA

Schwitters: La LotteriaSchwitters: La Lotteria
   
È ritornato libero KURT SCHWITTERS: LA LOTTERIA, che gendarmi-editori (di tarocchi) con pennacchio, con paglietta e con le armi avevano incarcerato in pencolanti traduzioni e cupi disegni!!!
 
 
 

Kurt Schwitters (1887-1948) fu pittore e più estesamente artista tedesco vicino al dadaismo. Anticipò la pratica della performance e delle installazioni, ma scrisse anche racconti, favole, satire e poesia con tecnica sperimentale, nel segno della grande innovazione. Usava le parole come fossero materiale plastico, da scomporre e ricomporre secondo un'ispirazione di libertà assoluta. I due brevi racconti che qui vengono proposti evidenziano la sua vena ironica e umoristica accompagnata da una concisione inventiva profondamente anti-borghese. Purtroppo, nella traduzione molto si perde di dialoghi dalle ritmate sfumature dialettali e gergali. La società di esseri mani gretti e solitari che egli descrive mostra la miseria spirituale e la nevrosi del tempo moderno, in cui la vita non può che essere artisticamente sottolineata mediante una affilata vena grottesca e satirica. L'uso della lingua è molto elaborato con tagli e cuciture del gergo quotidiano. Anche il grassetto tipografico serve ad accentuare la prova stilistico-recitativa del performer ed attore Kurt Schwitters. I disegni di Max Ernst (1891-1976) accompagnavano la prima edizione a stampa e avevano il titolo "Fiat Modes Pereat Ars", mentre l'illustrazione in copertina riporta come titolo "Portrait de l'héroine".


Carl Einstein, La Cattiva Novella

Carl EinsteinCarl Einstein

La Cattiva Novella
"Egli cerca invano di difendersi dai suoi discepoli (da Paolo soprattutto, l'inflessibile ideologo) e rimane solo, mentre attorno a lui tutto il sistema economico capitalista (specchio della società di Weimar) continua come niente fosse, prendendo alla fine il sopravvento, trasformando la crocifissione in un vero e proprio spettacolo, che nella parodia dell'autore è un regolamento di conti con l'espressionismo sia letterario che artistico".   
INTRODUZIONE
Carl Einstein (1885-1940), anarchico, ebreo, scrittore, teorico e critico d’arte tedesco, studiò in particolare il cubismo e l’arte africana (le maschere).  La sua militanza anarchica lo portò a partecipare alla rivoluzione spartachista di Berlino.  A seguito dello scandalo e della condanna (per blasfemia) per questa Cattiva Novella (con sequestro e distruzione di tutte le copie in commercio, dopo un processo che fece epoca, nella giovane repubblica di Weimar), nel 1928 si trasferì a Parigi, sempre attivo nei circoli letterari ed artistici.  Fondò e diresse la rivista Documents, cui collaborarono Georges Bataille e Michel Leiris.  Nel 1936 si arruolò in Spagna nella “centuria Erich Mühsam” della Colonna Durruti e combatté contro il fascismo.  Sarà proprio lui a tenere l’orazione funebre per Durruti.  Rientrato in Francia, venne arrestato.  Nel luglio 1940 morì suicida, “per sfuggire alla persecuzione nazista”, come recita la sua lapide.


LUCIEN DESCAVES – RODICORDA IL VINCITORE

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Lucien Descaves (1861-1949), letterato parigino irrequieto e anarchico, si avvicinò agli scrittori libertari dopo una condanna per ingiurie all’esercito e offesa ai costumi, per quanto contenuto nel suo romanzo Sous-offs.  Vicino a Georges Darien, pubblicò molti libri sulla Comune parigina.

Lucien Laforge (1889-1952) pubblicò i suoi primi disegni sulla stampa libertaria.  Fu anche pittore e illustratore.  Fu tra i fondatori del Canard enchaîné, nel 1915.


B. Traven - Racconti

Traven racconti: Traven raccontiTraven racconti: Traven racconti

- pubblicato in Brescia, Gennaio 2013-

Quindici racconti inediti dell’autore che in seguito diverrà famoso
(Il tesoro della SierraMadre, Il ponte nella jungla)
 col nome di B. Traven,
misteriosa figura dalle molteplici identità,
scritti negli anni in cui faceva l’attore itinerante e il giornalista
nella Germania rivoluzionaria del 1919.


SADEQ HEDAYAT - La carovana dell'Islam

- pubblicato in Brescia, Dicembre 2011-
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INTRODUZIONE
Dopo avere pubblicato l’Hedayat più noto, decadente, surrealista, sognatore e irrimediabilmente pessimista (Sepolto vivo, 2004), presentiamo, con La carovana dell’Islam, un diverso aspetto di questo autore, considerato il fondatore della moderna letteratura iraniana.
Nato a Teheran nel 1903 e morto suicida a Parigi nel 1951, Hedayat era un uomo spiritoso, autoironico e dominava perfettamente l’arte della satira, che costituiva una radicata tradizione nella letteratura dell’Iran.  Egli, dunque, utilizza quest’arte per criticare in modo tagliente tutte le forme di dispotismo religioso e politico e traccia una caricatura dell’integralismo ottuso del suo tempo; dirige la sua ostilità critica contro il fanatismo religioso.  Se ne accorsero, le autorità remote e più recenti, e i suoi libri rimasero proibiti prima e dopo la rivoluzione del 1979.  
Influenzato dalla letteratura illuminista europea, francese in particolare, che voleva liberare il popolo dall’autorità pretesca e totalitaria, la sua riflessione mordace non si limitò al problema religioso del paese, indagando altresì il pensiero nazionalista e sciovinista che aveva contagiato l’Iran attraverso il nazismo tedesco. Costretti per molti anni tra la Russia degli zar e l’impero britannico, gli iraniani simpatizzavano per la Germania nazista e il suo capo, Hitler.  A quel tempo, i politici e gli scrittori iraniani si crogiolavano nelle idee scioviniste della Germania e le propagandavano con entusiasmo, nel borioso orgoglio di essere considerati i campioni purissimi di una supposta razza ariana.  L’influsso della Germania nazista sulla letteratura iraniana degli anni ’30 e ’40 è tutto da studiare e rappresenta un capitolo inesplorato della storia letteraria dell’Iran.  Ma di certo fu lui il primo intellettuale iraniano ad esplorare l’aggressiva politica razziale di Hitler. 
            Se può sembrare che Hedayat sia troppo caustico col clero retrivo e fanatico del suo tempo, bisogna tenere presente che il mondo occidentale usava la leva dell’Islam per frenare la politica espansionistica dell’Unione sovietica: l’islamizzazione cioè avrebbe impedito una rivoluzione comunista.  L’Islam doveva occupare gli uomini e tenerli lontano dal comunismo.


LUDWIG QUIDDE - Caligola

- pubblicato in Brescia, Dicembre 2011- QuiddeQuidde

INTRODUZIONE

Questo è un vero e proprio atto di guerra.  Guglielmo II era già sufficientemente ridicolo e odioso, ma non era inutile mostrarlo allora alla pubblica opinione neutrale, presso cui l’imperatore era osannato da parte di un possente servizio di propaganda.
Considerata la più famosa satira contro Guglielmo II, il sensazionale saggio di Ludwig Quidde, Caligula: Eine Studie über römischen Cäsarenwahnsinn, all’inizio sfuggì alla censura.  Era un elegante atto di lèse majesté che, secondo uno storico, “colpì la Germania imperiale come una bomba”.  All’apparenza solo uno studio storico sul depravato imperatore romano, era in effetti un’appena velata, ma devastante satira della bizzarra personalità e della megalomania bizantina di Guglielmo II.  Pubblicato a fine marzo 1894, fu accolto con scarsa pubblicità finché la stampa ultraconservatrice sobbalzò due mesi dopo, pretendendo che Quidde fosse severamente punito.  L’articolo giornalistico, che evidenziava chiaramente il parallelismo tra Caligola e Guglielmo II, a cui Quidde aveva solo accennato, suscitò un’immediata reazione nazionale e la satira di Quidde divenne ben presto argomento non solo della stampa tedesca, ma internazionale.  Tutti all’improvviso volevano leggere Caligula: in un anno se ne fecero più di trenta riedizioni per centinaia di migliaia di copie ed ebbe probabilmente più di un milione di lettori, facendone il libello politico più famoso dell’epoca imperiale.